Tac Armi - marzo 2000


Editrice Leone srl - pagg. 58-59






 

rassegna stampa

Tac Armi - marzo 2000

Editrice Leone srl - pagg. 58-59

Il Cucciolo di marco Rigido
di Vittorio Bobba

Immaginate per un attimo di trovarvi nel vostro peggiore incubo: qualcuno vi sta puntando contro un’arma, ma non una delle solite pistole o dei soliti mitra che potete trovare in qualsiasi incubo a buon mercato, bensì qualche cosa di veramente “speciale”. Chi vi fronteggia ha –supponiamo – il potere di ingigantire le cose gonfiandole come palloncini e in questo particolare caso (è sempre un incubo, ricordate?) ha soffiato con decisione nella canna di un revolver, il quale si è ingrandito a dismisura. La canna ha assunto all’incirca le dimensioni di un manico di piccone e per di più sulla volata trova ora spazio un freno di bocca uso Shermann. Il grilletto assomiglia al manico di una moka da tre tazze e l’impugnatura si adatta perfettamente alle mani dello Yeti o del Big–foot delle foreste canadesi. A questo punto vi svegliate, i rigagnoli gelidi di sudore lungo il collo, ma le sorprese non sono finite: il pistolone è ancora lì di fronte a voi e l’uomo che lo impugna vi guarda con due occhi vispi sopra un paio di baffetti furbi. Solo che non è il cattivo del sogno, anzi, è uno dei più simpatici e affabili armieri che vi possa capitare di conoscere: Marco Rigido di Magnonevolo (Biella). Rigido è sempre stato un vulcano di idee e dalla sua ingegnosità hanno preso vita varie innovative creazioni in campo armiero. Lo abbiamo spesso visto al lavoro su prototipi nata dalla modifica concettuale del sistema di funzionamento di armi preesistenti, i cui progetti sono stati spesso ripresi da Marco e rivoltati come un guanto, fino a ottenere il risultato voluto su un’arma che della versione originale ha sì e no conservato l’aspetto estetico.
Dalla sua officina è uscito veramente di tutto: dalle pistole da tiro dinamico alle carabine take-down per la caccia in montagna, ai fucili sniper, alle armi ad aria compressa. Di tutto: già, è proprio il caso di dirlo, ora che abbiamo visto l’ultima “creatura”.

L’arma
Il progetto di questo “coso” enorme, che a tutta prima ha le fattezze di un fucile anticarro, è nato su commissione: un giorno un tale si presenta da Rigido dicendo che vuole il revolver più grande del mondo. Passato il primo attimo di smarrimento Marco si mette al lavoro, ed ecco che in breve tempo è pronto il “Cucciolo”, come nel frattempo è stato battezzato l’aggeggio. L’idea iniziale era di utilizzare munizioni in cal. 12 (l’arma ha la canna liscia), ma il geniale progettista non si accontenta di una simile banalità, e crea un nuovo calibro appositamente per il Cucciolo: il wildcat. 728 MR, con bossoli ovviamente torniti dal pieno, capaci di una carica di oltre 5 grammi di JK3, che spinge una palla in piombo da 1.000 grani. Naturalmente è possibile pensare di sostituire la canna con una ad anima rigata in grado di digerire le medesime munizioni: Rigido assicura che, in tal caso, a livello di precisione le prestazioni sarebbero degne del migliore express. Il tamburo in acciaio al carbonio, anch’esso ricavato dal pieno come quasi tutti i componenti, pesa 3,8 Kg, con cinque camere da 89 mm di lunghezza, sportello di caricamento sul lato destro (ovviamente questo tamburo non bascula) ed espulsore tipo Colt. La cartella minima, tra camere ed esterno, misura 7 mm, in grado quindi di sopportare senza problemi le pressioni generate da un tale “grosso calibro”. L’ottica montana è una Bausch & Lomb a 36 ingrandimenti, ma è anche possibile utilizzare le mire metalliche del revolver (il mirino si monta rimuovendo il freno di bocca), sebbene non proprio adatte alla ragguardevole distanza utile di tiro. D’altra parte è difficile pensare a un utilizzo del Cucciolo alla breve distanza; l’impiego per difesa personale è inoltre da escludersi, quanto meno per il fatto che – al momento – non è ancora sul mercato una fondina adeguata… Il calciolo a stampella può essere facilmente montato sull’arma e altrettanto facilmente può essere rimosso, consentendo un più agevole trasporto del tutto. Quanto alla particolare forma della guardia del grilletto, dichiara derivazione dalle sciabole della cavalleria piemontese del XIX secolo, nulla è dato a sapere: l’idea è stata del committente, tuttora coperto da anonimato. Ancora qualche parola sullo scatto: l’azione è singola e il grilletto muove una poderosa catena di scatto rallegrata dall’opera di una molla elicoidale, contenuta nell’impugnatura, in grado di abbattere il cane ( ma forse anche alberi ecc.) con la dovuta vivacità.

La prova
Abbiamo potuto provare il Cucciolo in poligono, accompagnati dal suo creatore e dagli sguardi allibiti di parecchi astanti. La prova è stato ovviamente eseguita con canna liscia cal. 12. I risultati sono andati al di là delle più rosee aspettative: a 50 metri il revolver (sappiamo che è atipico, ma il suo nome tecnico rimane questo) ha sparato le cinque brenneke del tamburo in un unico buco, poco spostato a destra rispetto al punto mirato. Alla distanza doppia altri cinque colpi (sempre brenneke RWS) sono andati a coprire un rettangolo di 38 x 61 mm, che sarebbe stato sicuramente più contenuto se non fosse stato per un maledetto flyer. A 200 metri il rettangolo è diventato 62 x 85 mm, dimostrando una linearità di prestazioni veramente sorprendente. Dato il notevole peso complessivo dell’arma (12,5 Kg, oltre 22 Kg se completa di ottica, bipede e calciolo) e la presenza del voluminoso freno di bocca a due vele, il rinculo viene notevolmente smorzato e l’utilizzo dell’arma in appoggio risulta agevole. Con le normali cartucce cal. 12, sia a palla che a munizione spezzata, il rinculo è addirittura inesistente. La munizione spezzata permette di “giocare” con il Cucciolo, facendo del “barattoling” (che gli inglesi hanno scimmiottato in plinking) un divertimento esilarante.

Conclusioni
La prova a fuoco non ha solo evidenziato la buona risposta del Cucciolo alle munizioni a palla nonostante la canna liscia, bensì l’ottima impostazione progettuale dell’arma, dovuta a un’ottima conoscenza dei concetti teorici della meccanica balistica da parte di Marco Rigido. Questo strano oggetto è sicuramente destinato a rimanere un esemplare unico (sebbene Rigido asserisca che è disponibile su richiesta, ci sembra improbabile un secondo committente) e probabilmente lo ritroveremo presto nel Guinness dei primati, dato che sono già state avviate le pratiche per la sua convalida, ma la sua unicità è ben più profonda: essa affonda le sue radici nell’originalità inventiva del suo progettista.

 


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