Armi Magazine, aprile 2005


CAFF srl Editore - pagg.130-133






 

rassegna stampa

Armi Magazine, aprile 2005

CAFF srl Editore - pagg.130-133

Marco Rigido

Inventare qualcosa di nuovo nel campo delle armi da fuoco? Un mestieraccio affascinante, secondo Marco Rigido, armaiolo attivo nel Biellese che si vanta giustamente di non avere mai costruito due armi uguali fra loro
di P.T.

D. Come ha cominciato l’attività?

R. Quando avevo tre anni dicevo già ai miei che da grande avrei fabbricato armi. A casa mia non c’erano armi, mio padre non era un cacciatore; aveva fatto la guerra (in settantadue mesi ne ha passate di cotte e di crude) e non voleva più vederne. Non era contro le armi, per carità, ma non aveva neanche tanta voglia di averne. Quando sono diventato più grande ho insistito: a sei anni mi acquistarono una pistola “Oklahoma” a pallini di plastica, a nove anni, finalmente, mi hanno comprato una carabina ad aria compressa, una Diana “35”, che è stata la mia prima vera arma. Mi piaceva anche costruire armi giocattolo, fionde, balestre. Da ragazzo ho cominciato a progettare delle armi vere, però dicevo soltanto io che funzionavano; un giorno ho scritto ad alcune ditte per sottoporre un mio studio sulla modifica dei sistemi a mollone dei fucili semiautomatici. La Breda non rispose a questa lettera, mentre mi rispose la Franchi. Andai alla Franchi e ricordo che si aspettavano di vedere un adulto e non un ragazzino di sedici anni; valutarono il mio progetto e concordano che poteva funzionare anche se ormai erano indirizzati verso la produzione del modello “ 500” (a sottrazione di gas) e la cosa finì lì. Ho continuato con i miei progetti fino ad arrivare alla costruzione di alcun prototipi che ho venduto a delle ditte bresciane; in questo modo mi sono pagato gli studi e poi sono riuscito ad aprirmi una mia ditta, la M.R. New System Arms.

Lei è ricordato per essere entrato nel settore come progettista della pistola PTR 45…

Esatto. L’idea era quella di fare una pistola molto precisa, con lo scatto regolabile, ma semplice: quindi canna fissa in primis. La pistola fu realizzata sia con uno strano freno (che ricordava un po’ quello dei fucili automatici a mollone), sia a freno di bossolo, sia in una versione con chiusura stabile e funzionamento a sottrazione di gas. Non c’erano abbastanza fondi per finanziare una produzione di serie di questa pistola e quindi mi sono dedicato alla modifica di armi esistenti. Ad esempio la trasformazione a canna fissa di CZ, Tanfoglio e Colt. Sono poi passato a costruire fucili e carabine da caccia (la caccia è una mia grande passione) a seguito della richiesta che c’è per questo tipo di armi. Ho sempre cercato di non fare mai due armi uguali, ma sempre qualcosa di diverso ogni volta, perché questo mi appassiona: da un lato cerco di migliorare la cosa, ma dall’altro cerco sempre di realizzare qualcosa di originale.

Nonostante l’interesse per le carabine, ha però continuato con i prototipi delle pistole…

Tutto sommato la passione c’è e quindi ho fatto altri prototipi, sempre a canna fissa; tuttavia sono rimasti prototipi perché dietro non c’è una realtà industriale italiana che abbia la volontà di portare avanti queste cose.

Com’è la vita del progettista?

Molto divertente, molto bella e… si muore di fame.

Non è poi così bella… Allora a riconvertito l’attività più per interessi di bottega?

Diciamo che continuo a portare avanti qualche progetto perché comunque è la mia passione e lo farò sempre, però bisogna pur vivere e quindi bisogna realizzare qualcosa di concreto.

Qual è il progetto che le ha dato maggiori soddisfazioni?

Certamente la pistola PTR 45 perché è stata la prima, però poi un po’ tutti: dalla pistola più grande del mondo che mi ha aiutato a farmi conoscere ad altre carabine. Adesso sono impegnato nella realizzazione di un nuovo Kipplauf con una chiusura molto particolare fatta in modo che non ci sia più il perno- cerniera;il sistema potrà essere tranquillamente multicalibro, sarà abbastanza semplice da realizzare e solidissimo perché simile alla chiusura dei cannoni. Tuttavia sarà un fucile leggero, camerabile anche per cartucce molto potenti.

Come giudica il mercato italiano, perlomeno quella fetta che si rivolge a lei?

La mia clientela, grosso modo, si divide in due categorie. La prima sono gli appassionati di armi che cercano un prodotto di qualità, alcune caratteristiche particolari che io posso soddisfare, cosa che invece non può fare l’industria e spesso neppure il piccolo artigiano perché non vogliono cambiare assolutamente nulla, non vogliono rischiare ogni volta e mettersi in gioco cambiando un progetto o modificandolo, cosa che invece io faccio sempre. Quindi un target, almeno dal punto di vista qualitativo, molto alto. L’altra categoria è costituita dai cacciatori che voglio semplicemente o accuratizzare la carabina, o farsene costruire una apposta con delle caratteristiche superiori a quelle che della media.

Il mercato delle armi corte è dunque un po’ depresso…

Si è molto rimpicciolito. Purtroppo sono in pochi a capire che la pistola non è semplicemente un pezzo di ferro o di plastica da portarsi dietro ma è una garanzia sulla vita. Per questo non sempre sono scelte delle armi onestamente adatte a salvarsi la pelle.

Se dovesse ricominciare oggi, rifarebbe quello che ha fatto?

Sono talmente pazzo da rifare tutto allo stesso modo. Certi errore non li farei più, perché l’esperienza ha insegnato, però rifarei tutto. Allora vuoi dire che le cose non vanno poi così male…

…soprattutto perché sono piuttosto Rigido!

 


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